Storytelling e sospensione dell’incredulità

Parliamoci chiaro: raccontare riuscendo a coinvolgere le persone è una vera e propria forma d’arte.
Quando essa è prestata alla comunicazione, il racconto deve riuscire, ancora di più, nel complicatissimo compito di persuadere lo spettatore.

L’obiettivo di chi stende una storia, che sia in parole o in immagini, o nel loro perfetto amalgamarsi, è quello di trasportare le persone in un mondo nuovo, sconosciuto e ammaliante, ma (quasi paradossalmente) architettato in modo tale da renderlo per loro comprensibile, metabolizzabile. Quello che raccontiamo, in una parola, deve emozionare.

Più queste emozioni saranno chiare, autentiche, tanto più lo spettatore abbandonerà ogni riserva, seguendoci nella narrazione e innamorandosi delle situazioni, dei personaggi e della storia.

Avrai sicuramente sentito parlare di “sospensione dell’incredulità”. Ecco, finché lo spettatore resterà legato alla convinzione, chiara ed evidente, che quello che ha davanti è un racconto, una finzione, si sentirà ancorato alla sua realtà. Sarà come una bellissima barca, con le vele spiegate, ma ancora legata al molo.

Lo scopo di chi racconta storie, di chi fa storytelling (com’è oggi di moda dire) è di raccontarle talmente bene da spezzare quella corda, far dimenticare allo spettatore che quella è finzione, spegnere la razionalità e scatenare l’onda emotiva. 

Sviluppare narrazione nel marketing significa inserire questo approccio emozionale in un sistema complesso dove estetica, senso etico e filosofico giocano un ruolo fondamentale. È così che un universo di bisogni, non necessariamente reali ma, anzi, spesso indotti dal contesto del racconto stesso, dalla necessità di acquisire un concetto più alto di se stessi o dal senso di appartenenza, comincia a ruotare generando una risposta attiva: registrarsi a un servizio, affezionarsi ad un brand e ai suoi valori, acquistare un prodotto, giusto per fare qualche esempio.

Il grande problema della narrazione inserita in un contesto di marketing non è quello di dire qualcosa di sensazionale, quanto di dirlo in modo tale che le persone la credano dunque vera e autentica. Solo allora sarà possibile indurre dei bisogni o far leva su quelli latenti.

Creando contenuti di qualità, coinvolgenti, capaci di evocare sensazioni positive, è possibile avvicinare lo spettatore ai valori di un brand o suscitare in lui la curiosità verso un prodotto, stimolandone la necessità e quindi l’acquisto.

 

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